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Sabato 5 Luglio 2008, 09:02

Strumenti per viaggiare

TripAdvisor è ormai uno strumento indispensabile per pianificare i miei viaggi, e in particolare per trovare un albergo in città sconosciute. Esso dispone di tre grossi vantaggi: il primo è che ti permette di trovare facilmente una lista di alberghi del posto che non siano topaie - e se la distinzione tra il primo e il decimo del ranking può essere opinabile, di solito a prendere un albergo della parte alta della classifica non si sbaglia. Il secondo è che ti permette di leggere le recensioni di viaggiatori che sono stati lì prima di te, che spesso contengono informazioni utili come indicazioni per muoversi, risposte a domande come “ma è pulito? ma è tranquillo?” e persino consigli come “chiedete una camera sul retro perché il davanti è rumoroso”. Il terzo è che, una volta individuato un potenziale albergo, è possibile ricercare in parallelo su vari siti le tariffe migliori, e alle volte questo mi ha permesso di risparmiare il 20-30 per cento per lo stesso pernottamento (una volta trovai il Park Inn di Alexanderplatz, quattro stelle nella torre simbolo di Berlino Est, a 59 euro a notte per camera doppia…).

Da qualche mese lo hanno anche tradotto in italiano, e quindi non ci sono più scuse per non usarlo. In più, ora è possibile anche realizzare la mappa dei luoghi dove si è stati, non solo tramite le proprie recensioni di alberghi (io tendo a farle sempre quando torno) ma anche flaggando i vari luoghi; così mi sono divertito a fare la mia. Sono curioso di vederne altre…

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Venerdì 4 Luglio 2008, 08:42

Chinglish

Se vi siete stancati di World of Warcraft, perché non provare i suoi cloni cinesi? Basta leggere la loro presentazione ufficiale per ritrovarsi con dei punti interrogativi che ruotano sopra la testa. E anche un bel po’.

“Zu Online - which refers to lots of classical sutras, has its setting based on the supernature novel—The Life of Swordsman in a area called Zu.

It is an elaborately and well-designed 3D MMORPG with a rich culture of immortals and knight-errants. Its most outstanding feature is putting emphasis on the traditional orient-culture of monkery. The in-game quests will boost the development of storyline. Players will be able to taste flying by riding a sword, consubstantiating gods, forging mystic weapons, creating sects and other else amusing.

Zu Mountain, these two characters do not only represent a range of mountains and streams. By contrast, considerable ghosts, immortals, knight-errants and uncanny fairylands have been tightly fastened to them. Zu Mountain has become the pronoun of the millenarian oriental culture of immortals and monkery.

In a word, Zu Online is a story about the immortals monkery and battles against the evil. It has attracted much attention since its debut. We believe that Zu online will be a focus of the new online games in Q4 2007.”

Non ha ancora battuto il mitico segnale che accoglie gli occidentali all’uscita dell’aeroporto di Pechino, per indicare dove inizia la coda per i taxi:

DSC01204_544.JPG

però ci si avvicina già parecchio.

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Giovedì 3 Luglio 2008, 16:48

La più grande trollata della storia

Questa la bloggo subito, così non ve la perdete: la signora Amabile, di cui già parlammo esaustivamente, oggi ha avuto la bella pensata di fare un post per denunciare la terribile usanza dei musulmani di sposare bambine di un anno e poi violentarle quando ne hanno nove (anche la Amabile ogni tanto parla male degli immigrati; la regola infatti è che immigrato = povera vittima da giustificare a qualsiasi costo, a meno però che sia maschilista, nel qual caso diventa un porco maschio sciovinista da mandare immediatamente al rogo). Naturalmente, per quanto l’Islam sia pieno di integralisti che sostengono le peggiori assurdità (ma non è che manchino i predicatori cristiani di pari demenza), nessuna persona sana di mente crederebbe che nei paesi arabi le persone usino comunemente sposare bambine di sei anni e poi farci del sesso; e però qui c’è la prova: un video tradotto nientepopodimenoche da un ufficiale del Mossad, fonte assolutamente imparziale! Quindi l’isteria collettiva si è scatenata, invocando impiccagioni e pene di morte.

Ma non è tutto, perché verso la terza o quarta pagina di commenti (partendo dalla fine; nell’orrendo sistema della Stampa bisogna andare a mano fino all’ultima pagina e leggere tutto al contrario) salta fuori un troll galattico, che si firma Nabil, che fa la parte del musulmano caricaturale dei sogni di Borghezio. Di lì in poi, scatta il finimondo e decine di italiani medi cominciano a sbavare trottando, gettando allo stesso tempo una luce inquietante su quanto siano scarse le possibilità che a Torino non si verifichino scontri etnico-religiosi nei prossimi anni.

Comunque, se vi muovete, fate ancora in tempo a partecipare…

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Giovedì 3 Luglio 2008, 09:49

L’economia che non gira

Oggi ho controllato il conto in banca e ho avuto una sorpresa inattesa: ben due clienti hanno già provveduto a pagarmi, dopo un solo mese, le fatture emesse a fine maggio. E io che mi ero abituato a pensare che fosse normale venire pagati dopo quattro, cinque, sei mesi, come fanno i miei due clienti principali (di uno dei quali sono pure socio)!

E’ vero che questo è un andazzo generalizzato e tutto italiano: provate a dire a una azienda tedesca o francese che vi devono consegnare il lavoro adesso, ma che li pagherete dopo tre mesi che poi in realtà diventeranno quattro o cinque, e solo dopo che loro avranno sollecitato due o tre volte, pietito, criticato, minacciato di ritorsioni e tentato di staccare il servizio; penseranno che siete pazzo. Addirittura una nota marca italiana di automobili di lusso ha due procedure di pagamento separate, una per i fornitori italiani e l’altra per quelli stranieri… tanto se non ti pagano cosa vuoi fare, aprire una causa che durerà dieci anni e ti costerà più del tuo credito? Il risultato ovviamente è che ad andare in crisi non sono quelli che lavorano male, ma quelli meno filibustieri o meno ammanicati con il cliente, insomma meno in grado di farsi pagare: uno dei tanti elementi che rendono morente la nostra economia.

In più, in un sistema economico in cui sempre più persone lavorano con partita IVA, questo sistema mina le basi della sopravvivenza: come fareste voi se il vostro datore di lavoro vi pagasse lo stipendio con tre mesi di ritardo e comunque solo quando gli salta di farlo?

Solo che ora non riesco più a capire se sono stato fortunato adesso, o sfortunato prima; se sono particolarmente bravi quelli che pagano a un mese, o particolarmente malevoli quelli che pagano solo dopo tre raccomandate e un paio di stagioni.

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Mercoledì 2 Luglio 2008, 13:39

Supereroi per criminali

Una decina di giorni fa, sono stato a Pavia, a un matrimonio italo-polacco. Durante la cena, al tavolo c’erano anche alcuni ospiti, che avevano trascorso la sera prima a Milano. Così gli abbiamo chiesto che impressione avessero avuto dell’Italia, e la risposta è stata: “bellissima, meravigliosa, straordinaria…” Dopo tre minuti di complimenti, però, hanno aggiunto: “C’è una cosa sola che ci ha spaventato, e che non abbiamo capito: ma è normale che ci siano tutti questi mendicanti, questi zingari e questi venditori di falsi per le strade? Noi non avevamo mai visto una cosa del genere… ma perché la polizia non li arresta o non li manda via?”.

Ecco, credo che l’Italia sia vittima di un dramma tutto suo, il risultato di cinquant’anni di approccio ideologico a questioni come l’ordine pubblico, la microcriminalità e la convivenza civile, che sono invece molto pratiche e molto concrete, e costituiscono la base del nostro patto di cittadinanza: se una volta l’anno qualcuno compie una strage e ammazza cinquanta persone possiamo ben pensare che sia un caso di antisocialità isolata, ma se ogni cinque minuti vedo qualcuno che passa col rosso, ruba un portafoglio o piscia su un portone, posso concludere che è l’intera società ad essersi dissolta e comportarmi anch’io di conseguenza.

Prendiamo per esempio la sentenza della Cassazione che dice che non è affatto discriminazione invocare provvedimenti contro ambienti criminali, perché essendo criminali è giusto che vengano trattati diversamente dagli altri, e di conseguenza anche far notare che in certi gruppi etnici o sociali (come i rom) il tasso di criminalità è più alto della media, auspicando provvedimenti specifici, non è affatto una affermazione razzista. A me sembra ovvio; ci vuole la Cassazione per far notare che prendere di mira un gruppo ad alto tasso di criminalità non è una discriminazione nei suoi confronti, ad esempio - per non parlare sempre di rom - che mandare più polizia in Sicilia per combattere la mafia non è razzismo anti-meridionale? Eppure c’è una parte consistente d’Italia che ha subito gridato al fascismo; sembra che qualsiasi tentativo di impedire ai delinquenti di delinquere - specialmente se sono stranieri - sia considerato razzismo.

Parliamo allora di quel giudice di Verona che non ha convalidato il fermo di due nomadi su quattro, arrestati dopo mesi di riprese e di indagini della polizia che provavano senza ombra di dubbio come essi mandassero i figli a rubare invece che a scuola. Secondo il giudice, bontà sua, i due di cui si è capito (tramite le impronte) che erano già stati arrestati rispettivamente “solo” 41 e 95 volte, fornendo ogni volta un nome diverso, possono restare in carcere; gli altri due possono andarsene tranquilli, perché non sarebbe stato adeguatamente provato il rischio che essi possano fuggire.

Scusi? Io arresto due persone nomadi, che vivono in una roulotte, e non esiste il rischio che di fronte a un processo che li aspetta questi possano fuggire? Due persone che (al di là dell’odioso reato loro contestato) agivano in gruppo con altre che hanno mentito sulle proprie generalità 136 volte in due, proprio per evitare 136 processi? Non esiste il rischio che questi scappino e non si trovino più, e non si presentino in tribunale quando ci sarà il processo, perché sono già andati da qualche altra parte a rimandare i figli a rubare?

Ma questo giudice è sicuro di stare bene? Perché l’impressione è che l’ideologia lo abbia talmente ammantato di prosciutto da vivere in un mondo tutto suo, pieno di criminali gentiluomini che non vedono l’ora di farsi arrestare e di rispondere in tribunale delle proprie azioni, e in cui comunque è più importante garantire la loro libertà di delinquere che il rispetto della legge.

Parla infatti, questo giudice, di grave lesione alle libertà costituzionali dei rom. Evidentemente per questo giudice i diritti delle migliaia di bambini rom che vengono sotto gli occhi di tutti educati al furto o all’elemosina non esistono; nè, nella sua furia ideologica, contano le libertà costituzionali di tutti gli altri, quelli che vengono regolarmente borseggiati sui tram, che vengono insultati o minacciati agli incroci, che hanno paura ad uscire di casa la sera, quelle non contano niente. E non si rende conto questo giudice che, dopo una simile dimostrazione di menefreghismo, il rischio che domani mattina qualche esaltato vada a bruciare i campi nomadi non può che aumentare?

E’ triste trovarsi in una situazione in cui l’unica scelta è passare per razzista da una parte, o per favoreggiatore dei peggiori crimini (perché il risultato pratico di questa scelta del giudice sarà evidentemente solo altro crimine) dall’altra, quando basterebbe avere come guida la responsabilità personale, la legge, ma anche l’esigenza di essere concreti, di focalizzarsi sull’obiettivo (la repressione di un livello criminale preoccupante e dell’aggressività sociale che esso genera in risposta) invece che sulle proprie seghe mentali.

Del famoso giudice Carnevale, a fronte dei suoi inspiegabili cavilli, si sostenne che fosse corrotto; almeno così ci sarebbe stato un motivo. L’osservazione triste, a guardare le rassegne, è che invece oggi tantissimi italiani, giudici e non, si comportano così pensando di essere nel giusto, anzi, di essere dei supereroi in lotta contro il male.

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Martedì 1 Luglio 2008, 17:26

Contabilità giudiziarie

Ogni tanto mi viene da fare qualche considerazione impopolare; deve esserci da qualche parte nella mia personalità un elemento antisociale.

Alle volte sono osservazioni innocue o semplicemente in contrasto con il segno dei tempi. Per esempio, ieri ho commentato la lettera di un genitore che si lamentava che alla sua figlia di tredici anni avessero dato troppi compiti per le vacanze; naturalmente ho suggerito che il genitore, volendo, era libero di dire alla figlia di non fare i compiti e di passare il tempo in discoteca, ma che poi non si lamentasse se da grande lei si sarebbe dimostrata scarsamente vogliosa di studiare e se come risultato fosse finita nel gorgo del precariato da call center. Come risultato, mi sono beccato una selva unanime di critiche e di lazzi, sia dai genitori di bimbi stressati, scarsamente interessati ad esercitare la faticosa autorità che gli spetta, sia dai lavoratori offesi dei call center che rivendicavano la propria assoluta professionalità e preparazione, sia dai moralisti indignati per l’insinuazione che d’estate una ragazzina di tredici anni possa andare in discoteca e magari farsi pure baccagliare (mi sa che non hanno visto Thirteen).

Tutto questo per dirvi che le recenti evoluzioni finanziario-giudiziarie della vicenda Thyssen-Krupp mi lasciano francamente perplesso. Bisogna ovviamente fare tutte le dovute premesse, cioè che nessuna cifra può restituire una persona cara di trent’anni morta in condizioni simili, e che allo stesso tempo è assolutamente giusto che le vedove e i figli ricevano una compensazione più che adeguata. Trovo quindi giusta non solo la sottoscrizione che, sull’onda dell’emozione pubblica, ha portato (si dice) diverse centinaia di migliaia di euro ad ognuna delle famiglie, ma anche la transazione con cui l’azienda ha appena versato una cifra mediamente di due milioni di euro per famiglia, in cambio della loro volontaria rinuncia a costituirsi parte civile al processo.

Credo che, se fossi stato nelle stesse terribili condizioni, avrei fatto anch’io la stessa scelta: alla morte non si può comunque rimediare, ma con due milioni di euro si può garantire un futuro agiato ai propri figli, perdipiù per famiglie operaie che non avrebbero di norma alcuna speranza di vedere nella propria vita anche solo un decimo di quella cifra.

Allo stesso tempo, è inevitabile - lo prevede la legge stessa - che la firma di un accordo di conciliazione tra le parti, con congruo risarcimento economico, attenui la posizione processuale dei dirigenti Thyssen, nonostante l’ampia quantità di fatti che parrebbero sostenere la tesi secondo cui loro sapessero perfettamente quali erano i rischi e avessero coscientemente deciso di correrli per risparmiare. E quindi, trovo incoerente accettare un assegno ieri e poi oggi presentarsi in tribunale per invocare l’ergastolo e financo (letteralmente) le fiamme dell’inferno per quelli che l’hanno firmato; ognuno fa legittimamente le proprie scelte, ma un dignitoso silenzio sarebbe stato meglio. Altrettanto triste il messaggio conclusivo del sindacalista, una cosa che suona come “ok, vi abbiamo aiutato a firmare l’accordo, avete incassato, adesso dateci la nostra parte”; triste per la richiesta di soldi, e triste per l’ipotesi sottintesa che le famiglie possano ora scappare con il risarcimento fregandosene di tutto e di tutti.

Ma forse la tristezza è complessiva, e sta in una vicenda dove sin dal principio le vite umane sono state trattate come una voce di bilancio, dove esse sono state poi sfruttate e contese a fini elettorali, e che si conclude con una ulteriore monetizzazione, con conseguenti - garbate ma evidenti - discussioni su dove vada meglio impiegato il ricavato (e non abbiamo nemmeno parlato dei tanti morti di serie B, deceduti in fabbriche meno politicizzate o in angoli meno centrali della penisola, e conseguentemente presto dimenticati dai media e dalla solidarietà). Anzi, è più che triste: è normalmente umano.

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Lunedì 30 Giugno 2008, 17:05

Panorama in città

Dev’essere venuta l’estate, visto che è la prima volta quest’anno che dopo pranzo, a fronte di una giornata caldissima e persa in piccola contabilità di fine anno e altre faccende, cado con la faccia sul letto a metà pomeriggio e non mi sveglio se non dopo un’ora.

Sicuramente i miei orari lavorativi tenderanno a spostarsi verso la sera; nel frattempo, oggi ho fatto le mie commissioni in bici all’ora di pranzo. Mi è un po’ spiaciuto lasciare Parigi, perché è stata una bella settimana, ma ho fatto pranzo in un angolo di Torino bellissimo, che nemmeno i torinesi conoscono.

Si tratta del nuovo parco archeologico delle Porte Palatine; in pratica, subito dopo la porta romana c’è un piccolo cancello dal quale ci si inerpica su per una salita, sopra quella che sembra una collinetta ma in realtà è un ricovero artificiale costruito per ospitare i carretti di Porta Palazzo (ah, come siamo ingegnosi noi torinesi). In cima alla salita, ci si gira verso il centro e lo spettacolo è eccezionale: un grande prato verde corre fino alla porta e al residuo di mura romane, dietro il quale, come in un paesaggio di secoli fa, si vedono spuntare il Duomo, il Palazzo Reale, le case seicentesche di via della Basilica, e sulla destra invece le case di ringhiera sette-ottocentesche che circondano il mercato. Persino il palazzo comunale di piazza San Giovanni e la Torre Littoria - tra l’altro c’è su una grande bandiera italiana, e finalmente direi, visto che all’estero ci sono bandiere nazionali su qualsiasi torre o pennone e da noi mai nulla - hanno un loro senso in questa vista; tutto sembra, meno che di essere in mezzo a una città moderna. E anche la vista verso il fuori non è poi male, anche se oggi c’era una grande colonna di fumo nero che veniva da qualche edificio in fiamme (pensavo fosse finalmente bruciata l’autostazione di via Fiochetto, quello sì un pezzo di Bronx, e invece era qualcosa più in là, zona corso Regio Parco).

Tra l’altro ci sono delle panche di legno e delle sedie pesantissime, a libero servizio sotto gli alberelli finché qualcuno non se le fregherà. Vale la pena di andarci ogni tanto.

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Domenica 29 Giugno 2008, 15:14

Domenica

Al centro Pompidou c’è il wi-fi gratuito, e dunque eccomi qui collegato. Ho passato la mattinata a camminare per il Bois de Boulogne, che si è rivelato molto più trafficato del previsto; sarà anche che al fondo del parco si sta svolgendo il torneo di tennis intitolato a Rolando Garosci (se non sono aviatori o militari, in Francia non gli intitolano nulla); così, verso le due sono tornato indietro, attraversando una zona di case di iperlusso per sbucare sull’Avenue Mozart e prendere la metro.

Ho mangiato al KFC di Les Halles; ogni tanto ci vuole, anche se credo che la cosa che mi attrae di più dei fast food sia la vita che ci scorre dentro. Non credo però che riuscirò più a digerire; anche per questo mi sono afflosciato su una panca, nel bel mezzo di una esposizione dedicata alle notevoli illustrazioni di Jean Gourmelin.

Stasera torno indietro: ho soltanto più un paio d’ore, e penso che le trascorrerò girando senza meta per il centro città (avevo pensato di restare qui a scrivere un po’, ma sono troppo stimolato per raccogliermi in meditazione). Non vedrò la partita, ma direi che non è una gran perdita. Da domani, si torna a lavorare.

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Sabato 28 Giugno 2008, 23:54

Mangiare a Parigi

Apparentemente, mangiare a Parigi è facilissimo: ovunque, ci sono solo ristoranti e brasserie.

Se però volete fare in fretta, perché siete in giro per visite e volete ridurre il costo e il tempo impiegato, diventa già un po’ più difficile. Nei quartieri d’affari, ci sono spesso dei supermercati con l’angolo “pranzo pronto”: e non parlo solo di tramezzini, ma di preparazioni di ogni genere già vendute con le posate dentro. Ho persino visto il bicchiere di vino monouso, un bicchierino di finto vetro con dentro una decina di centilitri di vino, chiusi da un tappo di alluminio tipo quello dello yogurt…

Dimenticatevi il fast food: a Parigi si usa pochissimo. Ci sono, è vero, parecchi McDonald’s e parecchi Quick, la locale catena concorrente; ma non sembrano granché invitanti. Il pranzo veloce nazionale è invece la baguette ripiena; qualsiasi bar ne ha una pila, e se vi limitate a quelle più semplici avete persino speranza di evitare le salsine e limitarvi al burro (per esempio burro e salame è ottimo). Esistono varie catene di panineria e bar, alcune delle quali, come Pomme de Pain, adottano il modello del fast food: vassoi e menu centrati sul panino, volendo anche caldo (io ne ho mangiato uno con cipolle, pomodori, bacon e raclette ed era decisamente buono).

Anche qui ho trovato poi una roba tutta francese, ossia il fast food della pasta: catene come Mezzo di Pasta, Nooi e Viagio (ce n’è un paio nelle vie attorno a Les Halles). In pratica, scegli una pasta, scegli un sugo, e per qualcosa come cinque o sei euro ti danno la bibita e un contenitore di carta, a tronco di piramide rovesciata, riempito della tua pasta fatta sul momento. I sughi sono adattati ai gusti francesi, quindi non hanno mai meno di cinque ingredienti mescolati con delle spezie, però il risultato è notevole, e la pasta è più che passabile, spesso buona.

Un’altra buona alternativa, che abbiamo usato ieri sera, è il Flunch di Les Halles, un self service / mensa dove mangi con meno di dieci euro. Non solo il cibo era migliore del Flunch italiano provato all’Ipercoop, ma il Flunch francese ha “legumes a volontè”: in pratica, dopo aver comprato un piatto, puoi rifornirti all’infinito di contorni, che comprendono non solo verdure varie, puré e patate fritte, ma anche riso in bianco e pasta al sugo. E lì, insomma, ci ho dato.

Esistono anche, a uso dei turisti, catene di livello un po’ più elevato, come Hippopotamus (hamburger di carne vera) e Leon de Bruxelles (moules et frites, anche se le recensioni dicono che il costo è relativamente alto e il livello è bassino). Se no, ci sono milioni di brasserie.

Siccome però oggi era l’ultima sera e volevo un vero ristorante, ho recuperato questo sito e ho provato a cercare un locale che sembrasse buono nella zona del Marais, che è un po’ l’equivalente parigino del nostro quadrilatero. Siamo così finiti al ristorante-vineria Le Rouge Gorge, sulla rue Saint-Paul; per gli standard parigini è un posto alla mano ed informale, il che significa che è elegantissimo ma del genere “finto sciupato”, con tavoli di legno da vecchia osteria però lucidi e tiratissimi, e un sacco di vecchi oggetti e bottiglie usate alle pareti, e un padrone gentile che si mette in jeans per fingere di essere tra amici.

Per 35 euro a testa - che per Parigi è una cifra medio-bassa, equivalente per i livelli torinesi a un 20-25 euro - abbiamo preso ognuno un antipasto, una portata principale e mezzo dolce; era tutto decisamente buono, e anche la quantità era generosa, almeno per le abitudini di qui (in termini di porzioni italiane la si sarebbe giudicata appena sufficiente). Io ho mangiato uno sformatino di paté solido di sardine che era davvero ottimo, per niente burroso, e un carrè di agnello al forno altrettanto buono; il dolce poi era un fondente al cioccolato con panna e salsa di lamponi, eccellente. In più, io ho aggiunto un’altra dozzina di euro per due bicchieri di vino, un bianco e un rosso; erano tutti e due eccezionali, insomma ne valeva la pena.

La sensazione quindi è che, potendo spendere, a Parigi ci sia spazio per esperienze culinarie di ottimo livello, almeno se si evitano i posti troppo turistici. Secondo me vale la pena di fare come noi, cioè sopravvivere con supermercati e fast food per i pasti normali, ma poi concedersi un buon ristorante almeno per una sera.

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Venerdì 27 Giugno 2008, 23:17

Pro e contro

A Parigi ci sono tante cose che non vanno proprio bene.

Per esempio, la pulizia: rispetto a Parigi, Torino è una città svizzera. Qui ci sono mucchi di monnezza in ogni angolo, i cestini strabordano, i prati delle aiuole sono coperti di rimasugli anche in pieno centro, e in molte costruzioni è impossibile distinguere la polvere dalla vernice. Ho effettuato qualche misurazione, e il livello di sporcizia risulta essere attorno a 0,67-0,68 Nap (il Nap è l’unità di misura internazionale della sporcizia urbana; la scala va da 0 a 1 Nap = il livello di sporcizia di Napoli). Onestamente non me lo sarei mai aspettato.

Oppure, il traffico: noi ci lamentiamo dei nostri guidatori, ma anche qui le strisce è come se non esistessero, o ti butti oppure puoi aspettare a bordo strada delle ore e le auto continueranno tranquillamente a passare; in qualche caso ci sono persino auto che sfrecciano anche se tu hai il verde al semaforo pedonale.

Anche la metro è elegante ma poco funzionale; molto francese, un po’ come dicevamo giorni fa di CDG. A Londra, la metro è totalmente razionale: c’è una linea circolare che racchiude il centro, e poi ci sono linee che lo attraversano formando delle rette. Qui è tutto l’opposto: sembra che abbiano tracciato la rete buttando a caso un piatto di spaghetti sulla mappa di Parigi, e poi cercando di annodarli il più possibile, in modo che per andare da A a B il percorso sia almeno del 50% più lungo rispetto alla linea retta e comunque preveda almeno quattro curve a gomito in cui verrai scaraventato contro le pareti del vagone.

In più, le interconnessioni sono demenziali: sembra che, costruendo la rete, non si siano minimamente preoccupati di chi deve scendere da una linea e prenderne un’altra alla stessa fermata. In media, una coincidenza richiede almeno tre minuti buoni di cammino sotterraneo; quasi sempre vi sono scale a tradimento (le scale mobili sono una rarità assoluta e comunque per la metà sono fuori servizio), o meglio una curva, quattro gradini che ti costringono a prendere in braccio valigie e passeggini, venti metri di piano, altri quattro gradini, poi una curva e una scalinata nel verso opposto, e poi un varco di venti centimetri per uscire, che se hai una valigia devi buttarla in avanti e poi passare tu prima che i tornelli metallici si richiudano. In alcuni casi, la “stessa fermata” sta geograficamente ad almeno mezzo chilometro di distanza…

C’è però una cosa ottima: vicino al mio nuovo albergo, che sta in banlieue, c’è un supermercato automatizzato. In pratica, c’è una vetrina con qualche decina di prodotti; tu selezioni il numero, infili le monete, e un velocissimo ripiano robotizzato si sposta in verticale e in orizzontale fino a raggiungere il tuo oggetto, caricandolo poi come su un vassoio e portandotelo fuori senza minimamente scuoterlo. Abbiamo persino il filmatino da caricare su Youtube!

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